Gratuito patrocinio: perché serve una riforma
Basta una denuncia per avere un avvocato a spese di tutti. Per difendersi, invece, bisogna pagare.

Gratuito patrocinio: perché serve una riforma
Il patrocinio a spese dello Stato è una conquista importante, ma in alcuni casi crea uno squilibrio tra chi denuncia e chi è denunciato. Non chiediamo di toglierlo. Chiediamo di correggere un automatismo.
Che cos'è
Il gratuito patrocinio, o patrocinio a spese dello Stato, permette a chi ha redditi bassi di avere un avvocato pagato dallo Stato. Si fonda sull'art. 24 della Costituzione, che garantisce ai non abbienti i mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giudice. Il limite di reddito è oggi di 13.659,64 euro annui. Vale per uomini e donne, imputati e persone offese.
Dove nasce il problema
L'art. 76, comma 4-ter, del d.P.R. 115/2002 prevede un'eccezione. Chi si dichiara persona offesa di certi reati, come maltrattamenti, atti persecutori e violenza sessuale, può essere ammesso al patrocinio senza alcun limite di reddito. La Cassazione ha stabilito che il giudice non deve verificare il reddito. La Corte costituzionale (sentenza n. 1/2021) ha respinto i dubbi di legittimità, ritenendo la norma giustificata dalla particolare vulnerabilità delle vittime e dall'esigenza di incoraggiare le denunce.
La tutela delle vittime è un obiettivo giusto e condiviso. Il problema è il modo in cui oggi funziona.
Le criticità
- Un beneficio che parte dalla denuncia. L'ammissione avviene prima di qualsiasi accertamento. Si può essere "persona offesa" soltanto in via presunta;
- Nessuna verifica del reddito. Lo Stato può finanziare anche chi ha mezzi più che sufficienti;
- Un'asimmetria per chi è accusato. L'indagato o imputato sopra soglia paga avvocato e consulenti per anni, anche quando poi viene assolto;
- Effetti sulle famiglie. I reati elencati sono per lo più denunciati da donne contro uomini. Nelle separazioni, un padre già gravato dal mantenimento può trovarsi a spendere somme enormi per difendersi, fino a rinunciare a farlo.
Rischio nel civile.
Una proposta di legge depositata nel 2025 vorrebbe estendere il patrocinio senza soglie anche alle cause di separazione, affidamento e mantenimento, dove il rischio di un uso strategico è più alto. In Lombardia esiste già un protocollo analogo, rifinanziato a settembre 2026. La norma non cita il sesso e vale anche per gli uomini vittime. L'effetto concreto, però, pesa soprattutto sui padri separati.
Le nostre proposte
- Ripristinare il limite di reddito, oppure far valutare al giudice caso per caso.
- Introdurre un filtro di non manifesta infondatezza anche in ambito penale.
- Prevedere revoca e recupero delle somme se la denuncia risulta infondata.
- Garantire il rimborso delle spese di difesa a chi viene assolto.
- Non estendere il patrocinio senza soglie al giudizio civile.
Difendere le vittime e difendere gli accusati non sono obiettivi in conflitto.
Una giustizia credibile garantisce a tutti la possibilità di difendersi, e la parità delle armi vale prima di tutto per chi rischia di perdere libertà, patrimonio e rapporto con i propri figli.



